Monday, 18 April 2016

Percorsi Musicali: Oscar Panyrosas 2015

Oscar Panyrosas 2015: alcuni segmenti nascosti della musica


Sebbene arrivato con notevole ritardo, la segnalazione 
che di consueto faccio ogni anno per la 
netlabel di Chicago, la Panyrosas D. di Keith Helt, 
per il 2015 vede emergere soprattutto un paio di 
artisti europei. Si tratta di due musicisti con 
caratteristiche totalmente differenti. Il primo è il 
bassista francese André Darius con una versione 
ridotta (3 brani su 6) diThe Bridge, una 
collaborazione con il sassofonista Hervé Perez; Darius è una di quelle perle 
rare dell'improvvisazione riguardo a quella zona d'ombra che investe tutte 
le tipologie di basso oggi esistenti: il francese si cimenta non solo con il 
tradizionale basso acustico, ma anche con fretless bass, bass-guitar ed Eub 
(Electric Upright Bass) e con qualche preparazione ottenuta inserendo oggetti 
negli strumenti; mi sento di affermare che la sua ascesa come musicista è in 
constante arricchimento e va seguita. Prima di arrivare alle collaborazioni 
con Perez, Darius va ascoltato nelle sincopi di ricerca passanti da 
registrazioni effettuate in altre netlabels, verificando come lo stesso abbia 
avuto già modo di impressionare con il solo di Orage (in cui l'incubazione del 
suono sordo e potente del basso preparato si confronta con la dinamica 
equivalente dei tuoni opportunamente riallineati in campo di registrazione) 
e le collaborazioni con Pimplof, Christophe Meulien e Weronika Partyka 
(in cui si è in grado di effettuare delle valutazioni sulla bontà dell'impianto 
improvvisativo e sulla capacità di connotare delle immagini rappresentative).

The Bridge, che colpisce sin dal collage della copertina, favorisce quelle 
associazioni benefiche di pensiero che sono alla base di una piena positività 
sul prodotto: l'attività di Darius si trasferisce sul basso elettrico e 
sull'Eub, scava nelle pieghe ruvide di una  intraprendente cameralità oppure 
si inabissa in un sostegno improvvisativo che riesce ad essere ritmicità allo 
stesso tempo; qui strofinamento di corde e sound processing sono elementi 
ben curati: Perez, d'altronde, tra ritorni di sassofono jazz che navigano tra 
Dexter Gordon e John Zorn, coagula qualità noir da parte sua; gli 
abbinamenti sono completati con l'inserimento di fluide campionature ed 
un'impietosa batteria in costante controtempo (è una piacevole sorpresa 
l'invito a Peter Fairclough, batterista dei dintorni di Keith Tippett e Paul 
Dunmall). E' una visione varia ed abnorme quella di Darius che cerca 
di allungare in campi poco esplorati le ombre di Pastorius e di tanti bassisti 
dell'improvvisazione jazz. Naturalmente l'invito è ad estendere l'ascolto 
all'intero lavoro che potete trovare anche su bandcamp.

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